Tra ricerca e sperimentazione, l'”Attesa” di Mimmo Jodice al MADRE di Napoli

Più che la produzione fotografica vera e propria – presente con oltre cento lavori -, la vera celebrazione che il museo MADRE di Napoli porge al figliol prodigo partenopeo Mimmo Jodice è al risultato della sua decennale ricerca sulla fotografia. Una “metafotografia”, volendo azzardare un parallelismo aristotelico, che Jodice nella sua carriera compie in maniera duale: sul mezzo fisico, ossia la macchina fotografica, e poi sul suo prodotto. 20. Attesa, Opera nr.2Investigazioni che l’allestimento curato dal direttore del Madre, Andrea Viliani, ripercorre quasi senza soluzione di continuità al terzo piano del Museo Donnaregina, seguendo i cicli della produzione del maestro. 

Che aveva cominciato da autodidatta ad apprendere i primi rudimenti concettuali della fotografia – luminosità, tempo di posa, esposizione – utilizzando un ingranditore regalatogli da un amico.

9. Frattura 1970Dietro gli strappi, i tagli, le scritte, i collage che guarniscono le foto, traspare subito la volontà di dare piena dignità artistica alla fotografia, rendendo più “reale” del reale il racconto dell’opera; e Jodice cerca sempre di andare oltre il significante dello scatto, per definizione e per fisica, votato a restituire un’immagine che non consente apparentemente di fuggire dalla cornice di ciò che resta impressionato sulla pellicola.

Per far esprimere concettualmente più di ciò che è documentato dallo scatto, Jodice allora taglia per davvero la 10. Vera fotografiafoto di una mano che brandisce un taglierino e aggiunge ad inchiostro la scritta “vera fotografia” al ritratto di una mano che stavolta impugna una penna.

Questa tensione all’astrazione riprende con più vigore a partire dal 1980 con il ciclo “Vedute di Napoli”, mentre nel decennio precedente Jodice aveva prediletto un taglio più “giornalistico” – visibile nel filmato Teatralità quotidiana a Napoli, 45′ di foto che costituiscono l’allestimento al piano terra del museo – raccontando il brulicante microcosmo sociale 3. Teatralità quotidiana a Napoolipartenopeo attraverso le manifestazioni del PCI e soprattutto riti e tradizioni legati alle feste popolari, lavori confluiti nel volume-antologia “Chi è devoto?“, con prefazione di Carlo Levi e testi di Roberto De Simone. Ricorrenze di Santi e patroni in Campania, durante le quali Jodice prova ad immortalare gestualità ed espressioni del volto umano, spiritualità e ardore dei comportamenti, che vanno al di là del tempo e dei secoli.

Sguardi che, appunto nel corso dei secoli, Jodice vuole dimostrare non essere mai mutati, affiancando i volti dipinti sulle tele custodite nel museo di Capodimonte con i coevi visi catturati dall’obiettivo tra strade e vicoli di Napoli, nel ciclo “Transiti“.

27. Transiti, opera 14Dalla pinacoteca di Capodimonte arriva anche in prestito una Natura morta con testa di caprone di Jusepe de Ribera, che ben si accosta per la truce rappresentazione e le inquietudini generate, al gigantesco e murario mosaico di foto dove ai rassicuranti cesti di frutta della pittura tradizionale seguono i feticci della società contemporanea, su tutti la televisione.

Il tempo: una vera e propria ossessione per Jodice che vorrebbe scavalcare la scomoda ma necessaria distinzione tra un “prima”, un “dopo” e un “ora”, creando un continuum entro il quale collocare le sue foto. Ecco forse il motivo del mai abbandonato bianco e nero, e tuttavia a partire dagli anni ’80 la fotografia di Jodice si svuota repentinamente delle figure umane. 28. Torre del Greco 1990

Le città, i palazzi, gli elementi dello spazio urbano – fotografati spesso all’alba –  diventano non-luoghi disabitati, immuni e incuranti dello scorrere del tempo, l’atmosfera delle sue fotografie si fa perennemente sospesa e dunque di “Attesa“.

E cosa c’è di più eterno dello splendore delle rovine dei siti di antiche civiltà sparsi nel Mediterraneo, archeologia con la quale Jodice ama giocare, coinvolgendo lo spettatore ponendolo vis a vis con gli sguardi di busti e statue ritratte, come spiega il curatore della retrospettiva e direttore del MADRE, Andrea Viliani nel suo racconto della mostra:

MIMMO JODICE

Attesa. 1960-2016

Fino al 24 Ottobre 2016

museo MADRE, via Settembrini 79, Napoli

Orari: dal lunedì al sabato 10-19.30; domenica 10.00-20.00

CHIUSO il martedì

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