Il perché di questo blog

Il mio precedente blog veniva ghigliottinato dalla dilagante popolarità di Facebook nell’anno 2008. Il presente blog, o meglio la sua genesi mentale, nasce dalla popolarità di Twitter nell’anno 2012. Potere dei social network; ironia, ma non casualità, della sorte.

Il vecchio “Carusblog”, ospitato sulla piattaforma Windows Live, perchè in quel tempo MSN Messenger pareva ganzissimamente mainstream, registrò il mio ultimo post a commento dell’elezione di Barack Obama. Facebook seppe sostituirsi sia come efficiente contenitore (o almeno così lo ritenemmo) sia per l’efficacia senza confini della possibilità di fare rete, stravolgendo la tassonomia dell'”amicizia”, e così, addio Windows Live. Nonostante siano trascorsi solo 4 anni, a noi quell’epoca sembra un giurassico 1.0. Facebook è tutto un postare canzoni, foto di cicche di sigarette e Converse B/W, frasi di Jim Morrison (che io facevo più un tipo riservato e taciturno), i più radicalchichipsternerd hanno traslocato su Twitter. Menomale che almeno Obama è ancora lì alla Casa Bianca.

Mi sono chiesto se potesse ancora avere senso tenere e coltivare un blog, attraversato da due opposti fremiti. Sebbene i social network possano costituire una eccezionale piattaforma con cui veicolare contenuti e quindi stabilire interazioni, essi hanno pure cambiato le nostre modalità di fruizione dei contenuti, aumentando il volume quantitativo delle informazioni a scapito, talvolta, della loro qualità. Ha senso tenere un blog, di cui magari tra 6 mesi mi sarò stufato, o che rischia di non essere aggiornato e arricchito con la sistematicità che gli si conviene, quando il contesto è che se lascio un attimo aperto twitter per andare al bagno al ritorno trovo minimo 80 nuovi tweet in timeline? A vincere il mio scetticismo sono state due considerazioni. Anzitutto, per quanto possano essere brillanti le nostre capacità di sintesi, non possiamo presuntuosamente convincerci di poter esaurire qualsiasi argomento nello spazio di 140 caratteri. A volte ne occorre di più. A volte, e vengo alla seconda motivazione, si sente il bisogno di fornire qualche spiegazione in più. E’ la sensazione che avverto di tanto in tanto in qualità di giornalista freelance, anglicismo che in Italia di solito sta ad indicare tre possibili scenari: o non hai un giornale presso cui lavorare, o ce l’hai ma non puoi scrivere di tutto quello di cui vorresti occuparti, e quando scrivi lo fai o gratis o a 5 euro lordi (sì, a cinque euro lordi).

AVVERTENZE: Questo dunque è lo spazio di chi, quando capita e quando avrà voglia, scrive in soddisfazione di un bisogno dell’animo. Oh sia chiaro, nessuno scrive veramente solo per sè: tutti noi nel profondo ci auguriamo di essere letti (criticati no, ma letti sì). Ma non c’è alcuna velleità da opinion leader in questo blog. E soprattutto questo blog obbedisce ad una mia regola di vita: prendersi (poco) sul serio. Questo è un blog per viaggiatori, non per sognatori; per cittadini, non per abitanti di Utopia.

Carus

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