Bar del Grillo/2

In un paese normale, un movimento propugnante la democrazia diretta ma internamente radiocomandato da due persone, che pesca a destra e sinistra, tra chierichetti e avventori di bar dello sport e sale da biliardo, ex fascisti e post-comunisti, masanielli e missionari della cosa pubblica, arriverebbe al 18% circa nei sondaggi a due settimane dal voto?

Il trend del Movimento 5 Stelle nelle rilevazioni pre-elettorali sembra alimentare dubbi sulla sua solidità e capacità di perdurare nel lungo periodo. Non solo: se l’Italia non fosse ormai quotidianamente solo una terra da spolpare in mano a magnaccia, faccendieri, ladri di stato e arruffoni vari, difficilmente Grillo potrebbe impegnarsi in altra attività che non sia circoscritta a quella di comico e fustigatore del potere. C’è poco da fare: Grillo mescolerà pure alla demagogia qualche elemento utopistico e un tentativo di imporre una nuova visione dell’etica pubblica e dello Stato, ma i voti li conquista quando urla e manda a quel paese mezzo Parlamento.

Il Movimento 5 Stelle ha bisogno degli scandali come Berlusconi del sesso. Per usare un termine dal vocabolario grillesco, l’M5S aveva fatto il “boom” a Novembre, con l’attenzione mediatica rivolta agli scandali nelle Regioni – i casi Fiorito e Maruccio in Lazio, poi successivamente le voci di spesa che i consiglieri regionali lombardi si sono fatti rimborsare – e alla mazzata all’immobiliarista Tonino Di Pietro, inflittagli da Report. Poi la flessione, frutto di una politica che riacquistava un minimo di credibilità grazie alle doppie primarie del PD per scegliere prima il candidato di coalizione e poi i parlamentare da mettere in lista, pur con tutte i chiaroscuri annessi alle citate consultazioni. A Gennaio il Movimento 5 Stelle retrocede ad una percentuale che i diversi istituti stimano tra il 10 e il 13 %. Infine la nuova linfa e la risalita offerta dallo scandalo del Monte dei Paschi di Siena.

Non credo ci fossero dubbi che il punto, dunque, non sono i programmi elettorali. La proposta del reddito di cittadinanza da Grillo, nei termini in cui è stata da lui formulata, non è economicamente meno choc della restituzione dell’IMU, sparata da Berlusconi.

In un paese tradizionalista e conservatore quale in fondo l’Italia è, ai partiti basterebbe comportarsi un minimo più virtuosamente e dare il buon esempio, per ridurre la portata del fenomeno 5 Stelle. Che però siano loro a fare la fine del tonno in scatola non è così scontato. Le politiche 2013 potrebbero benissimo rappresentare il picco massimo del M5S, per il quale, dal primo giorno di legislatura, comincerà la sfida più difficile.

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