Perché il M5S non ricorre a una consultazione online sullo ius soli?

Ammettiamo che il magro bottino alle amministrative non sia rilevante per giudicare lo stato di salute del Movimento Cinque Stelle.

Ammettiamo che la sterzata “a destra” delle ultime ore non sia un tentativo di riposizionamento politico. Read More

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Fantaquirinale 5 stelle: lasciate in pace il soldato Gabanelli

Sulla vicenda politica che tiene banco in questi giorni, ossia l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, ancora una volta il Movimento 5 Stelle ha dimostrato di essere tanto caciarone quanto inconcludente, nonché scarsamente lungimirante.

Le contraddizioni in seno all’ambigua logica interna che caratterizza la sua dialettica, stanno gradualmente aumentando le perplessità dell’elettorato del Movimento, che, e Grillo deve farsene una ragione, è tutt’altro che convergente negli orientamenti rispetto alla base dei fedelissimi e degli attivisti. Oppure sì.

Già, perché il fatto, ridicolo di per sé, di convocare una consultazione online aperta a 48mila persone quando alle urne i voti pentastellati sono arrivati in numero di 8 milioni mi sembra debba suggerirci, tra gli altri, due spunti: primo, che il diritto che la premiata ditta Grillo&Casaleggio si è arrogata di rappresentare e far sentire la voce di un fantomatico “popolo della rete” – il quale, e lo dico ai giornali, molto più semplicemente NON E-SI-STE – è nella migliore delle ipotesi sovrastimato, nella peggiore, inventato di sana pianta; secondo, che la rosa dei dieci finalisti – date le modalità di svolgimento, mi tocca per forza utilizzare un gergo sanremese – lascia ulteriormente naufragare miseramente il pur lodevole tentativo di democratizzare l’elezione dell’inquilino del Quirinale. O perché i nomi sono frutto di scelte fatte col cuore – Grillo, Fo, Strada – senza prendere in considerazione le reali possibilità che questi illustri signori, data la presenza anche degli invisi schieramenti della vecchia politica, hanno di essere eletti; o perché altri nomi – vedi Bonino, Prodi, Rodotà – sono o sono stati discussi anche da quegli imbolsiti permalosi del PD.

Non proprio un grande sforzo, quindi, da parte di un partito che predica un radicale rinnovamento della classe politica italiana. I 5 Stelle hanno perso un’altra occasione per fare quello per cui hanno ricevuto la fiducia degli elettori italiani: decidere. In quel grande gioco cooperativo che è la politica, non solo italiana, avrebbero potuto sondare il terreno, calibrare le proprie debite esigenze di ideali, ponderandole con la realtà delle decisioni prese dagli altri attori e delle risultanti aspettative riviste in virtù di queste ultime. Invece, hanno preferito insistere con il canovaccio di un purismo a oltranza che oltre a infilare gli sprovveduti 5 Stelle in un cul de sac, comincia ad essere davvero poco convincente e utile come arma politica. Ne stanno forse iniziando a prendere atto loro stessi. Hanno organizzato questa buffonata telematica per scegliere un candidato Presidente della Repubblica, così come vengono assegnati i Telegatti, per poter prima dire “Questo è il nostro candidato. Noi portiamo avanti solo questo nome. Se gli altri non ce lo votano e convergono su un altro nome, allora è inciucio PD-PDL”. E via a puntare il dito in atto di accusa contro i nemici, rei di aver fatto ciò che, Costituzione alla mano, sembra essere la cosa più sensata da fare, ovvero, dato il ruolo istituzionale di garante dei valori della Carta, la delicata fase politica vissuta dal paese, la lunga durata del mandato, individuare un candidato che goda del consenso più trasversale possibile. Il granchio più grande preso dai grillini è stato quello di voler presentare come una identità i processi e le trattative che stanno dietro rispettivamente, la formazione di un Governo e l’elezione di un Presidente della Repubblica. Tuttavia, proprio in considerazione della particolarità delle funzioni che il Presidente è chiamato a ricoprire, i due procedimenti non potrebbero essere più diversi, e, al più, potrebbe avere un senso parlare di inciucio tra PD e PDL solo nel primo dei due casi – che poi, resta sempre da vedere il perché alla fine siano sempre quei due schieramenti a ritrovarsi puntualmente a discettare dei potenziali scenari politici futuri.

quirinale02Che la tattica inizi a farsi stantia, dicevo, se ne sono accorti loro stessi. Con Milena Gabanelli che quasi certamente declinerà l’invito, nonostante l’investitura di un frazione infinitesimale della rete, i “cittadini” del Movimento stanno convenendo sul fatto che, a questo punto, Stefano Rodotà rappresenta la migliore “non prima scelta”: perché non si tratta di un banale ripiego, la sua levatura istituzionale è inoppugnabile, gode di un livello di apprezzamento intorno all’arco costituzionale, esteso, ma soprattutto estendibile, non è una semplice scelta del “meno peggio”. Una conclusione, cui forse si poteva già giungere in una riunione con i parlamentari, senza scomodare il “popolo della rete”.

Capitolo Gabanelli, e qui concludo. Milena Gabanelli è probabilmente la miglior giornalista italiana al momento, ha rivoluzionato il modo di fare inchiesta, è una donna, ha personalità, è decisa, risoluta, tenace, indaga e denuncia il malgoverno senza guardare in faccia a nessuno. Insomma, pur avendone bisogno, giacché il malaffare il malgoverno in Italia non conoscono né limiti né pudore, di Gabanelli, in giro non ce ne sono molte. Anzi, non ce ne sono affatto. Ed è per questo che, a mio modesto avviso, l’Italia in questo momento non può permettersi di perdere la punta di diamante del Servizio pubblico radio-televisivo, tra le poche, che con la sua trasmissione, il servizio pubblico ancora lo fa. Il Colle non è un premio alla carriera o una laurea honoris causa. La Gabanelli è più utile su Rai3 perché è lì, e non da inquilina del Quirinale, che riesce a fare più paura alla politica e al suo sottobosco. E’ lì che può e deve assolvere alla funzione di watchdog, di cane da guardia del potere. Lasciamoglielo fare.

PS: Proprio perché meno pericolosa al Quirinale che a via Teulada, fossi in PD e PDL non ci penserei due volte ad eleggere Milena Gabanelli Presidente della Repubblica.

Personalmente voterei per Rodotà ad occhi chiusi, ma temo alla fine prevarrà Amato.

Grillo, Città della Scienza e i rischi del “rogo totale”

Tra i numerosi segnali d’allarme dell’inesorabile degrado del tessuto sociale italiano, che si erode nell’ignavia generale ogni giorno più rapidamente, fino a rendere il caos un’eventualità meno remota, ne evidenzio due che, per fortuna, e se arriverete alla fine del post lo capirete, non sono in correlazione o in nesso di causalità.

Accade che il caugrillo a 5 stelle evochi scenari orwelliani per esprimere tutta la propria intransigenza – sarà poi la medesima che la base del movimento, gli eletti e l’elettorato condividono? – a un qualsiasi possibile accordo minimo di governo. Non si accontenteranno finché dal 25% non saranno arrivati al 100%, circostanza in cui non solo saranno stati tutti semplicemente mandati a casa, ma l’intero sistema partitico italiano giunga ad essere completamente polverizzato. Che si farebbe poi? Essendo venuto meno il presunto cancro dell’Italia, i partiti, il movimento può considerare conclusa la sua missione – sic – di pace ed estinguersi. Seee vabbè “ciao core”, direbbero a Roma.

Sul Foglio di Giuliano Ferrara invece, Camillo Langone sente il dovere di combattere il commiserevole pietismo che aleggia nei confronti del rogo della Città della Scienza a Bagnoli, con una provocazione tanto livorosa quanto raffazzonata da una serie di argomentazioni di discutibile pertinenza, dal titolo “Dovevano bruciarla prima” (in calce al post il link al pdf via Rassegna Stampa della Camera dei Deputati). Passi pure la critica per l’opinabile gestione finanziaria della Città della Scienza, cosa che non era celata dentro qualche capannone e solo l’azione delle fiamme ha fatto emergere. Non vivo in quell’area e non voglio cimentarmi in analisi socio-territoriali. Ma dagli argomenti di Langone, l’unica conclusione che se ne può dedurre è che lui, alla Città della Scienza, non ce lo hanno mai portato in gita scolastica, ergo difficilmente può scriverne con cognizione.

Ce li vedo proprio i piccoli napoletani disperarsi per le sorti della scienza. Manco avessero bruciato vivo Babbo Natale. E’ vero che i padiglioni […] erano frequentati pure da scolaresche, ma la gitarella fuori porta mirava alla comprensione del funzionamento di telescopi e caleidoscopi, sai che spasso

Personalmente ho un bellissimo ricordo della Città della Scienza, nonostante in terza media ci si aspettasse di andare un po’ più all'”estero” di quanto non sia distante Bagnoli da Benevento. Lì entrai per la prima volta concretamente in contatto con il comportamento della luce in una camera oscura e con le leggi della prospettiva: due concetti che se ti ritrovi poi a maneggiare una macchina fotografica, in linea di massima è utile possedere.

Alla Città della Scienza di gran scienza non se ne faceva, si faceva più che altro divulgazione scientifica […]

Mi viene da chiedere solo: embè? Trattasi di un’attività meno nobile o del tutto inutile? Insomma, riunendo questo concentrato di sciocchezze, si arriva alla conclusione, provocatoria mi auguro a questo punto, che siccome è inutile, non fa profitti, ha i debiti e sorge su un’area disgraziata, in fondo in fondo

Dovevano bruciarla prima, la Città della Scienza

Si va dunque sempre più facendo strada, e vengo all’associazione tra i due eventi, con sempre minor stupore bensì con cinico disincanto che l’unica praticabile via d’uscita sia una catartica e palingenetica pulizia: lavare col fuoco le opere inutili, circondare i vecchi della politica – e Dio solo sa poi, una volta circondati, che succede loro – via i partiti, via l’euro, e via via fino all’individuazione e all’eliminazione di un “nemico oggettivo”, nella migliore tradizione totalitaria.

Chiunque nella storia si sia azzardato a promettere di portare il paradiso in terra, forte e depositario di questo verbo messianico, si è poi adoperato solo per garantire la creazione di un inferno peggiore di quello nel quale ci lamentavamo di vivere.

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1TJNV9

Bar del Grillo/2

In un paese normale, un movimento propugnante la democrazia diretta ma internamente radiocomandato da due persone, che pesca a destra e sinistra, tra chierichetti e avventori di bar dello sport e sale da biliardo, ex fascisti e post-comunisti, masanielli e missionari della cosa pubblica, arriverebbe al 18% circa nei sondaggi a due settimane dal voto?

Il trend del Movimento 5 Stelle nelle rilevazioni pre-elettorali sembra alimentare dubbi sulla sua solidità e capacità di perdurare nel lungo periodo. Non solo: se l’Italia non fosse ormai quotidianamente solo una terra da spolpare in mano a magnaccia, faccendieri, ladri di stato e arruffoni vari, difficilmente Grillo potrebbe impegnarsi in altra attività che non sia circoscritta a quella di comico e fustigatore del potere. C’è poco da fare: Grillo mescolerà pure alla demagogia qualche elemento utopistico e un tentativo di imporre una nuova visione dell’etica pubblica e dello Stato, ma i voti li conquista quando urla e manda a quel paese mezzo Parlamento.

Il Movimento 5 Stelle ha bisogno degli scandali come Berlusconi del sesso. Per usare un termine dal vocabolario grillesco, l’M5S aveva fatto il “boom” a Novembre, con l’attenzione mediatica rivolta agli scandali nelle Regioni – i casi Fiorito e Maruccio in Lazio, poi successivamente le voci di spesa che i consiglieri regionali lombardi si sono fatti rimborsare – e alla mazzata all’immobiliarista Tonino Di Pietro, inflittagli da Report. Poi la flessione, frutto di una politica che riacquistava un minimo di credibilità grazie alle doppie primarie del PD per scegliere prima il candidato di coalizione e poi i parlamentare da mettere in lista, pur con tutte i chiaroscuri annessi alle citate consultazioni. A Gennaio il Movimento 5 Stelle retrocede ad una percentuale che i diversi istituti stimano tra il 10 e il 13 %. Infine la nuova linfa e la risalita offerta dallo scandalo del Monte dei Paschi di Siena.

Non credo ci fossero dubbi che il punto, dunque, non sono i programmi elettorali. La proposta del reddito di cittadinanza da Grillo, nei termini in cui è stata da lui formulata, non è economicamente meno choc della restituzione dell’IMU, sparata da Berlusconi.

In un paese tradizionalista e conservatore quale in fondo l’Italia è, ai partiti basterebbe comportarsi un minimo più virtuosamente e dare il buon esempio, per ridurre la portata del fenomeno 5 Stelle. Che però siano loro a fare la fine del tonno in scatola non è così scontato. Le politiche 2013 potrebbero benissimo rappresentare il picco massimo del M5S, per il quale, dal primo giorno di legislatura, comincerà la sfida più difficile.

Bar del Grillo

Per chi segue con un minimo di costanza il cabaret della politica italiana, l’appuntamento in piazza con Beppe Grillo aveva ben poco dell’eccezionalità drammatica di uno “tsunami”, fenomeno meteorologico che dà il nome alla campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle. Grillo rispetta fedelmente il suo tradizionale canovaccio degli appuntamenti con l’incazzata società civile: comico nella prima parte, con una feroce satira dedicata ai leader di questa campagna elettorale a farla da padrona, politico e leader di partito, anzi pardon, movimento, altrimenti si offendono, nella seconda. Personalmente, per quel poco che può interessare, mi fa divertire un sacco nelle vesti di comico, mentre mi dà i brividi quando si atteggia a capopopolo. Nel mezzo, c’è spazio per gaffe, spunti di riflessione, proposte interessanti, razzismo, rigurgiti autarchici e anti-globalizzazione d’antan.

Per cominciare, un paio di riflessioni che mi hanno positivamente colpito. “Siate dubbiosi, siate critici, siate curiosi!”. Niente di particolarmente originale che 2500 anni di storia del pensiero filosofico non ci abbiano già insegnato, ma che, a giudicare dal luccichio degli occhi dei sodali del movimento, ipnotizzati dal verbo del leader, non è mai superfluo ricordare e ribadire. Già, il leader. Grillo con disinvoltura vorrebbe far aprire gli occhi ai cittadini in merito alla bufala complottistica dei programmi; tanto questi programmi non li legge nessuno, “si votano i leader, le facce, non i programmi!”. Non ne abbiamo dubbi, caro Beppe. D’altronde se si votassero i programmi, e le facce fossero dettagli trascurabili, non ci sarebbe bisogno di aizzare folle in giro per l’Italia a bordo di un camper in un massacrante tour pre-elettorale. Quantomeno Berlusconi, rivela un animo “sostenibile”, limitando gli spostamenti ai vari studi televisivi di Roma (sarcasmo).

Le gaffe, si diceva. Grillo denota una scarsa conoscenza delle differenze e delle peculiarità territoriali, facendo di tutta la Campania un fas…No vabbè evitiamo il termine, immagino abbiate capito. L’elogio del pensiero pigro, disinteressato e strafottente, sintetizzabile nella massima “ch’aggia fà” secondo Grillo è ciò che ci salverà. Io invece trovo sia ciò che ci ha rovinati. “Siamo noi “napoletani” (sic) gli unici a poter mandare via i cinesi, perché siamo più bravi di loro a fabbricare falsi”: la camorra ringrazia per l’endorsement al suo sistema produttivo. “La FIAT ha sciaguratamente chiuso la fabbrica in Valle Ufita dell’Irisbus, lasciando sul lastrico centinaia di famiglie, e noi adesso dobbiamo comprare gli autobus dai turchi, ai quali l’Irisbus ha insegnato a produrli”. Al diavolo la globalizzazione, Ricardo e la sua teoria del vantaggio comparato andassero all’inferno, l’Italia può essere autosufficiente in tutto, suvvia! Occorre tagliare la spesa pubblica, su questo siamo tutti d’accordo. Bisogna ridurre la mastodontica macchina della burocrazia italia. Ok. Per Grillo la Banca d’Italia può tranquillamente rinunciare a 2000 dipendenti. E le famiglie di costoro? Il loro futuro vale forse meno di quello degli operai dell’Irisbus?

A sforzarsi di essere dubbioso, critico e curioso, le incongruenze – per usare un termine eufemisticamente dialettico – emergono eccome. E il Messia Grillo, hai la sensazione di averlo già sentito sproloquiare in qualche bar di provincia.