Tra ricerca e sperimentazione, l'”Attesa” di Mimmo Jodice al MADRE di Napoli

Più che la produzione fotografica vera e propria – presente con oltre cento lavori -, la vera celebrazione che il museo MADRE di Napoli porge al figliol prodigo partenopeo Mimmo Jodice è al risultato della sua decennale ricerca sulla fotografia. Una “metafotografia”, volendo azzardare un parallelismo aristotelico, che Jodice nella sua carriera compie in maniera duale: sul mezzo fisico, ossia la macchina fotografica, e poi sul suo prodotto. 20. Attesa, Opera nr.2Investigazioni che l’allestimento curato dal direttore del Madre, Andrea Viliani, ripercorre quasi senza soluzione di continuità al terzo piano del Museo Donnaregina, seguendo i cicli della produzione del maestro.  Read More

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Pino ci piaceva, pure quando non lo capivamo

Solito gesto. Tornando in macchina da Napoli, infilo nell’autoradio il cd di Pino Daniele. No, non è la solita rivoluzione urlata nell’abitacolo: stono sì, ma col groppo in gola.

Prima canzone di cui abbia memoria: O’ scarrafone, anno del Signore 1991. Contenuta in “Un uomo in blues”, ne storpiavo il testo come poteva fare un 3-4enne che prova ad acquisire un minimo di padronanza della lingua italiana e intanto però senza badare troppo alla poetica memorizza a mo’ di filastrocca ogniscarrafòèbellamammasò.  Read More

Grillo, Città della Scienza e i rischi del “rogo totale”

Tra i numerosi segnali d’allarme dell’inesorabile degrado del tessuto sociale italiano, che si erode nell’ignavia generale ogni giorno più rapidamente, fino a rendere il caos un’eventualità meno remota, ne evidenzio due che, per fortuna, e se arriverete alla fine del post lo capirete, non sono in correlazione o in nesso di causalità.

Accade che il caugrillo a 5 stelle evochi scenari orwelliani per esprimere tutta la propria intransigenza – sarà poi la medesima che la base del movimento, gli eletti e l’elettorato condividono? – a un qualsiasi possibile accordo minimo di governo. Non si accontenteranno finché dal 25% non saranno arrivati al 100%, circostanza in cui non solo saranno stati tutti semplicemente mandati a casa, ma l’intero sistema partitico italiano giunga ad essere completamente polverizzato. Che si farebbe poi? Essendo venuto meno il presunto cancro dell’Italia, i partiti, il movimento può considerare conclusa la sua missione – sic – di pace ed estinguersi. Seee vabbè “ciao core”, direbbero a Roma.

Sul Foglio di Giuliano Ferrara invece, Camillo Langone sente il dovere di combattere il commiserevole pietismo che aleggia nei confronti del rogo della Città della Scienza a Bagnoli, con una provocazione tanto livorosa quanto raffazzonata da una serie di argomentazioni di discutibile pertinenza, dal titolo “Dovevano bruciarla prima” (in calce al post il link al pdf via Rassegna Stampa della Camera dei Deputati). Passi pure la critica per l’opinabile gestione finanziaria della Città della Scienza, cosa che non era celata dentro qualche capannone e solo l’azione delle fiamme ha fatto emergere. Non vivo in quell’area e non voglio cimentarmi in analisi socio-territoriali. Ma dagli argomenti di Langone, l’unica conclusione che se ne può dedurre è che lui, alla Città della Scienza, non ce lo hanno mai portato in gita scolastica, ergo difficilmente può scriverne con cognizione.

Ce li vedo proprio i piccoli napoletani disperarsi per le sorti della scienza. Manco avessero bruciato vivo Babbo Natale. E’ vero che i padiglioni […] erano frequentati pure da scolaresche, ma la gitarella fuori porta mirava alla comprensione del funzionamento di telescopi e caleidoscopi, sai che spasso

Personalmente ho un bellissimo ricordo della Città della Scienza, nonostante in terza media ci si aspettasse di andare un po’ più all'”estero” di quanto non sia distante Bagnoli da Benevento. Lì entrai per la prima volta concretamente in contatto con il comportamento della luce in una camera oscura e con le leggi della prospettiva: due concetti che se ti ritrovi poi a maneggiare una macchina fotografica, in linea di massima è utile possedere.

Alla Città della Scienza di gran scienza non se ne faceva, si faceva più che altro divulgazione scientifica […]

Mi viene da chiedere solo: embè? Trattasi di un’attività meno nobile o del tutto inutile? Insomma, riunendo questo concentrato di sciocchezze, si arriva alla conclusione, provocatoria mi auguro a questo punto, che siccome è inutile, non fa profitti, ha i debiti e sorge su un’area disgraziata, in fondo in fondo

Dovevano bruciarla prima, la Città della Scienza

Si va dunque sempre più facendo strada, e vengo all’associazione tra i due eventi, con sempre minor stupore bensì con cinico disincanto che l’unica praticabile via d’uscita sia una catartica e palingenetica pulizia: lavare col fuoco le opere inutili, circondare i vecchi della politica – e Dio solo sa poi, una volta circondati, che succede loro – via i partiti, via l’euro, e via via fino all’individuazione e all’eliminazione di un “nemico oggettivo”, nella migliore tradizione totalitaria.

Chiunque nella storia si sia azzardato a promettere di portare il paradiso in terra, forte e depositario di questo verbo messianico, si è poi adoperato solo per garantire la creazione di un inferno peggiore di quello nel quale ci lamentavamo di vivere.

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1TJNV9