Bar del Grillo

Per chi segue con un minimo di costanza il cabaret della politica italiana, l’appuntamento in piazza con Beppe Grillo aveva ben poco dell’eccezionalità drammatica di uno “tsunami”, fenomeno meteorologico che dà il nome alla campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle. Grillo rispetta fedelmente il suo tradizionale canovaccio degli appuntamenti con l’incazzata società civile: comico nella prima parte, con una feroce satira dedicata ai leader di questa campagna elettorale a farla da padrona, politico e leader di partito, anzi pardon, movimento, altrimenti si offendono, nella seconda. Personalmente, per quel poco che può interessare, mi fa divertire un sacco nelle vesti di comico, mentre mi dà i brividi quando si atteggia a capopopolo. Nel mezzo, c’è spazio per gaffe, spunti di riflessione, proposte interessanti, razzismo, rigurgiti autarchici e anti-globalizzazione d’antan.

Per cominciare, un paio di riflessioni che mi hanno positivamente colpito. “Siate dubbiosi, siate critici, siate curiosi!”. Niente di particolarmente originale che 2500 anni di storia del pensiero filosofico non ci abbiano già insegnato, ma che, a giudicare dal luccichio degli occhi dei sodali del movimento, ipnotizzati dal verbo del leader, non è mai superfluo ricordare e ribadire. Già, il leader. Grillo con disinvoltura vorrebbe far aprire gli occhi ai cittadini in merito alla bufala complottistica dei programmi; tanto questi programmi non li legge nessuno, “si votano i leader, le facce, non i programmi!”. Non ne abbiamo dubbi, caro Beppe. D’altronde se si votassero i programmi, e le facce fossero dettagli trascurabili, non ci sarebbe bisogno di aizzare folle in giro per l’Italia a bordo di un camper in un massacrante tour pre-elettorale. Quantomeno Berlusconi, rivela un animo “sostenibile”, limitando gli spostamenti ai vari studi televisivi di Roma (sarcasmo).

Le gaffe, si diceva. Grillo denota una scarsa conoscenza delle differenze e delle peculiarità territoriali, facendo di tutta la Campania un fas…No vabbè evitiamo il termine, immagino abbiate capito. L’elogio del pensiero pigro, disinteressato e strafottente, sintetizzabile nella massima “ch’aggia fà” secondo Grillo è ciò che ci salverà. Io invece trovo sia ciò che ci ha rovinati. “Siamo noi “napoletani” (sic) gli unici a poter mandare via i cinesi, perché siamo più bravi di loro a fabbricare falsi”: la camorra ringrazia per l’endorsement al suo sistema produttivo. “La FIAT ha sciaguratamente chiuso la fabbrica in Valle Ufita dell’Irisbus, lasciando sul lastrico centinaia di famiglie, e noi adesso dobbiamo comprare gli autobus dai turchi, ai quali l’Irisbus ha insegnato a produrli”. Al diavolo la globalizzazione, Ricardo e la sua teoria del vantaggio comparato andassero all’inferno, l’Italia può essere autosufficiente in tutto, suvvia! Occorre tagliare la spesa pubblica, su questo siamo tutti d’accordo. Bisogna ridurre la mastodontica macchina della burocrazia italia. Ok. Per Grillo la Banca d’Italia può tranquillamente rinunciare a 2000 dipendenti. E le famiglie di costoro? Il loro futuro vale forse meno di quello degli operai dell’Irisbus?

A sforzarsi di essere dubbioso, critico e curioso, le incongruenze – per usare un termine eufemisticamente dialettico – emergono eccome. E il Messia Grillo, hai la sensazione di averlo già sentito sproloquiare in qualche bar di provincia.

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